Gentilezza, empatia e smart working

6 Mag 2020

Tempo di lettura: 5 minuti

Gentilezza, empatia e smart working

Come abbiamo visto in questo post, la scienza ci dice che compiere, ricevere o anche solo assistere ad atti di gentilezza produce effetti benefici sul nostro benessere e sulla nostra salute, e che questo può avere delle ricadute molto positive nei contesti lavorativi. Insomma “gentilezza sul lavoro!” è un’ottima parola d’ordine. Ma come si fa a promuovere la gentilezza se si lavora in regime di smart working?

I particolari che ci parla(va)no

Come dice la dr.ssa Anna Maria Nicolò, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, “il piano somatico è importante, sia perché permette una comprensione maggiore e un approccio più umano durante le conversazioni, sia perché trasmette contenuti che il verbale non racchiude e non esplicita”. Anche con la migliore attrezzatura, non ci è possibile vedere i particolari delle espressioni del viso della persona con cui stiamo parlando, per non parlare di quello che è fuori dall’inquadratura! Senza rendercene conto, chissà quante volte in passato dettagli come il colore dei calzini o un tic quasi impercettibile sono stati fondamentali per sintonizzarci con la persona che avevamo davanti. O almeno provarci.

E invece oggi no. Come se non bastasse, la nostra nuova normalità non solo ci rende difficile partecipare di persona alle riunioni con i nostri colleghi, dirigenti, dipendenti o partner internazionali. Per molti di noi sarà anche raro prendersi una pausa insieme ad un collega, scambiare quattro chiacchiere sul tram o nel parcheggio, incontrare qualcuno per caso in ascensore. Se vogliamo coltivare la gentilezza verso gli altri dovremo imparare a farlo “nell’altro mondo”, in quello virtuale. Ecco quindi un po’ di consigli eukinetici.

Comunicare, comunicare, comunicare

La realtà materiale ci offre tante opportunità per veicolare messaggi con i nostri collaboratori dosando il grado di formalità della comunicazione. Incontrare un collega di fronte alla macchinetta del caffè aiuta a parlare del più e del meno, tenere la porta aperta a qualcuno stimola gratitudine da un lato e soddisfazione dall’altro, scambiare uno sguardo empatico con chi sta passando un momento difficile avvicina molto le persone senza che ci sia bisogno di dirsi una parola. 

Questi e altri comportamenti ci fanno bene: se ora ci sono preclusi, non pensiamo che possiamo farne a meno! Dobbiamo trovare i canali e i modi giusti per poter passare attraverso i diversi registri di cui è naturalmente fatta la vita comunicativa di un’azienda. Le possibilità sono infinite e dipendono dagli ambienti virtuali che le persone abitano: c’è chi usa di più instagram, chi facebook, chi odia whatsapp, chi lo ama… 

Dirai tu: “…quindi vuoi dirmi che dovrei stare ancora più tempo di fronte allo schermo o dietro alle notifiche dei vari social network per coltivare gentilezza sul lavoro?”. Forse un po’ sì, ma senza esagerare! Facciamo due esempi.

  • Fai qualcosa di nuovo in senso empatico. Manda qualche messaggio un po’ più personale a colleghi con i quali comunichi solo per lavoro, ma che in ufficio incontravi davanti alla macchinetta del caffè. Oppure cercali sui social e segui qualche loro post, commenta, incoraggia. Così, per ricordare i bei vecchi tempi… 😉
  • Hai notato che alcuni collaboratori sono particolarmente nervosi ultimamente, o lo sono sempre stati e lo smart working obbligato non li sta aiutando a stare più sereni? Un motivo in più per farsi vivi in modo più personale nei modi che stanno più a genio a te o a loro.

Mi raccomando, ricorda che non serve esagerare: la parola chiave è “rassicurare”. Poche parole, giusto per far sapere che esisti al di fuori del lavoro e dello schermo del computer. Un famoso linguista, Roman Jakobson, chiamò questa “la funzione fatica del linguaggio”. In parole povere, la rassicurazione che un emittente di un messaggio dà al ricevente che esiste un legame tra loro. Anche se il messaggio dice poco o nulla non importa. Quel che importa è mandarlo.

Il punto semmai è un altro: farlo con sincerità. Non c’è niente di più alienante di essere isolati e ricevere atti di finta gentilezza! Ed ecco quindi che arriva la seconda serie di suggerimenti.

Il corpo, questo strumento meraviglioso

Per molti lo smart working significa grande libertà: libertà di orario, di outfit, di igiene personale… Relazioni interpersonali più rarefatte permettono anche una maggiore (anche se illusoria) “libertà di mentire” o comunque di rimanere in disparte. L’isolamento è un’arma a doppio taglio: ti fa sentire più libero, ma si corre il rischio di distaccarsi dagli altri, rimanendo così in realtà più soli.

Il corpo, come al solito, può venirci in aiuto. Ecco alcune idee che ho potuto sperimentare personalmente nel mio lavoro (per la cronaca, lavoro prevalentemente in smart working dal 2011).

  • Prenditi almeno 5 minuti di vuoto prima di ogni video conferenza. In questo tempo, fai mente locale sugli obiettivi della riunione e, soprattutto, su chi parteciperà. Parteciperanno persone che ti creano una qualche ansia? C’è qualcuno che sai che sarò più nervoso degli altri? Focalizzati su di loro e, respirando, ricorda che siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani, ognuno con le proprie gioie e dolori. Apriti, dopo tutto questa videoconferenza non ti ucciderà! Soprattutto, respira allargando per bene la pancia e, se li hai, usa i separadita e le palline. Come sa chi ha frequentato uno qualsiasi dei nostri corsi, i separadita hanno un incredibile effetto distensivo sui piedi e sugli accumuli nervosi in generale e le palline sono ottime per sciogliere tensioni muscolari. Magari usali anche durante la videoconferenza, tanto chi ti vede? 🙂
  • Durante una videoconferenza con 3 o più partecipanti, ricorda che guardare lo schermo nella direzione di una persona specifica e dire “tu” (o “lei”) non basta perché questa capisca che ti stai rivolgendo a lei. In questi frangenti bisogna dire il nome della persona alla quale ti rivolgi molto più spesso che in una qualsiasi altra forma di comunicazione. Risultato? Persone più distese e presenti alla riunione.
  • Cerca, per quanto possibile, di essere mentalmente presente alla videoconferenza. Se durante il collegamento controlli i messaggi sul telefono, batti sulla tastiera e guardi spesso altrove, gli altri avranno una percezione di te che è molto peggiore di quella che avrebbero se facessi tutte queste cose essendo fisicamente nella stessa stanza con loro. Oppure, se vuoi sentirti libera di muoverti come vuoi, sii la prima a dirlo e scherzaci su!
  • Durante una videoconferenza, guarda ogni tanto nella videocamera mentre parli e prendi consapevolezza del fatto che questo è l’equivalente di guardare gli altri negli occhi (tutti gli altri in un sol colpo!). Potresti essere sorpreso dalla magia dell’effetto empatico che creerai in chi se ne accorgerà.

Parliamone insieme!

Parliamo di questi e tanti altri aspetti utili allo smart worker nei nostri nuovi corsi online e webinar Eukinetica. Tienici d’occhio, potrebbero essere delle ottime occasioni per imparare a vivere questa nuova vita lavorativa portandoci dietro, trasformandole, le cose che più ci davano benessere in quella vecchia!

Pierpaolo Di Carlo

Ricerca & Sviluppo Eukinetica

pierpaolo.dicarlo@eukinetica.it

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