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Il modulo postura e movimento di Eukinetica

22 Dic 2021

Tempo di lettura: 11 minuti

Il modulo postura e movimento di Eukinetica

Il modulo “Postura e movimento” è il cavallo di battaglia della formazione di Eukinetica.

Chi l’ha sperimentato in online o in aula ha espresso parole di lode e soddisfazione per via della sua praticità e immediatezza dei risultati tangibili da ognuno dei partecipanti, tanto che nel 2017 abbiamo ricevuto la menzione “Efficacia” nel “Premio Adriano Olivetti”, organizzato dall’Associazione Italiana Formatori, a cui abbiamo partecipato.

Prima di addentrarmi nelle profondità di questo corso, voglio condividere il significato di postura secondo Wikipedia: “La postura è la posizione del corpo umano nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale destro e laterale sinistro).”

A questa definizione mi sento di aggiungere un personale contributo, ovvero che la postura rappresenta l’abito personale di ogni essere umano, frutto di tutto ciò che ha vissuto dal punto di vista fisico, psichico ed emozionale.

Lo stile di vita condotto condiziona giorno dopo giorno il lavoro che svolgiamo e tanto altro modella la postura del corpo, attraverso le rigidità muscolari che somatizziamo per via dello stress e altro ancora.

Se esistesse un macchinario capace di leggere le memorie muscolari, come i lettori DVD sono in grado di leggere ciò che è impresso su un disco di plastica, potremmo vedere il film della nostra vita, dalla gestazione in avanti.

Questo ci aiuterebbe, e sarebbe anche di grande aiuto per i professionisti che operano nell’ambito del benessere psicofisico, a rintracciare le origini delle alterazioni posturali e dei dolori muscolo articolari; quindi sarebbe più semplice agire direttamente sulle cause invece che intervenire esclusivamente solo sugli effetti come spesso capita.

Leggendo questo articolo imparerai:

I bisogni primari di sopravvivenza del corpo umano

L’essere umano è di fatto un sistema tripartito, corpo, mente e coscienza; ognuna di queste parti ha necessità che i propri bisogni vengano soddisfatti per funzionare al meglio.

I bisogni primari di sopravvivenza del corpo universalmente riconosciuti sono: respirare, bere, mangiare, dormire e riprodursi, come riportato anche nella piramide di Maslow, psicologo  umanista americano, che riassunse nella famosa piramide i bisogni primari e secondari che muovono ogni essere umano ad agire nella vita.

Personalmente ritengo che i bisogni primari di sopravvivenza debbano includere anche: l’eliminare scorie, muoversi, l’elasticità muscolare e il “non dolore”.

Se osserviamo bene la quotidianità di un uomo, dopo aver bevuto e mangiato ha la necessità di eliminare scorie che, se non prontamente eliminate, possono dare origine a sofferenze e anche a patologie nel medio e lungo periodo.

Lo stesso movimento è da considerarsi un bisogno primario di sopravvivenza, poiché l’uomo nasce come essere di movimento, non stanziale. La sedentarietà è a tutti gli effetti ritenuta uno dei fattori principali nell’insorgenza di patologie muscolo scheletriche e non solo, per l’effetto del ristagno dei fluidi organici che ne deriva.

Infine anche il bisogno del “non dolore” ci guida quotidianamente, infatti, a fronte di un dolore che possa essere causato da traumi o altro, il corpo si adatta a trovare i migliori compensi per ridurre al minimo l’intensità del disagio.

Ti è mai capitato di prendere una distorsione a una caviglia? Hai osservato quali sono gli immediati adattamenti di difesa che il corpo mette in atto?

Bene, ciò che accade in occasione di una distorsione, ipotizzando che sia la prima in assoluto che subisci, è: la caviglia distorta si gonfia e la muscolatura circostante si irrigidisce per limitare al minimo i movimenti che procurerebbero dolore aggiunto. A seguire il corpo sposta parte del peso che normalmente grava su quel piede dall’altra parte, creando un sovraccarico.
Tutto ciò accade senza un processo razionale, avviene perché il corpo risponde ogni giorno alla legge del “dolore e del piacere”. Infatti, ciò che rappresenta piacere ed è pro sopravvivenza viene perseguito; al contrario ciò che è dolore e contro sopravvivenza viene tenuto a debita distanza.

Inoltre ritengo che il “non dolore” sia a tutti gli effetti un bisogno primario perché ci permette di vivere al meglio; hai ricordo dell’ultima volta che un dolore ti ha condizionato la giornata? Magari eri al lavoro; bene, quella giornata è filata via liscia o le ore scorrevano lentamente per via del disagio che vivevi?

Dell’elasticità come bisogno primario ne parlerò più avanti.

Sai cosa comporta il ritardato o l’errato soddisfacimento dei bisogni primari di sopravvivenza?

La parte fisica del nostro sistema tripartito comunica con noi attraverso sensazioni.

Infatti, quando abbiamo freddo la richiesta di coprirci non ci arriva attraverso una comunicazione verbale, ma attraverso i brividi che proviamo sulla pelle. Questo ci induce ad andare a cercare qualcosa da indossare per riportare allo stato di equilibrio l’organismo.

Ti è mai capitato di non poterti adeguatamente coprire quando avevi freddo? Qual è stata la risposta del corpo, eri rilassato o teso?

Anche per tutti gli altri bisogni il ritardato soddisfacimento procura stress; ricordi una volta in cui  hai trattenuto la pipì perché eri impegnato a fare altro? Oppure la volta in cui il corpo ti mandava chiari segnali di andare a dormire ma volevi a tutti i costi vedere la fine di un film? Oppure una volta che sentivi di voler bere ma hai rimandato perché eri impegnato in cose importanti?

Ogni volta che rimandiamo il sistema nervoso va in stress e genera rigidità muscolare di riflesso, agitazione interna di cui possiamo anche non esserne consapevoli proprio perché siamo distratti da altro.

Oggigiorno molti si preoccupano maggiormente di avere la migliore connessione wi-fi per inviare mail, leggere whatsapp, o altro e poco si interessano di cercare “campo” dentro se stessi. La connessione con la parte fisica è alla base del miglior equilibrio psicofisico. 

Ti è mai capitato di parlare con qualcuno e avere la netta sensazione che quella persona non ti stesse ascoltando? Come ti sei sentito? Bene, ora mettiti nei panni del tuo corpo che ogni giorno comunica con te attraverso sensazioni o altro; come credi possa sentirsi per il fatto che non assecondi adeguatamente le sue necessità?

La parte del sistema che porta all’errato o al mancato ascolto è la mente che con i sui bisogni (sfide, abitudini, gratificazioni, realizzazione, ecc…) prevarica quelli del corpo rimandandoli o soddisfacendoli in modo errato, come quando si prova sete e si tende a placare questo bisogno non bevendo acqua, magari scolandosi una birra o altra bevanda.

Il funzionamento dell’organismo è sorretto da regole semplici

Per soddisfare i bisogni primari di sopravvivenza del corpo, non bisogna avere particolari conoscenze o titoli di studio, è sufficiente essere in intima connessione con esso.

Quando si prova freddo ci si deve coprire, quando si ha sete bere acqua, quando scappa la pipì andare in bagno, quando si ha sonno andare a dormire, quando si avverte tensione muscolare fare stretching, quando ci si sente rattrappiti muoversi, quando si ha fame mangiare (possibilmente alimenti sani), ecc… Come vedi è molto più semplice di ciò che si può immaginare.

Affidandoci alla semplicità si mantiene il corretto equilibrio interno e, di riflesso, si gode del miglior benessere psicofisico.

L’elasticità muscolare come bisogno primario di sopravvivenza

Per comprendere l’importanza dell’elasticità muscolare è sufficiente osservare cosa fanno gli animali dopo pause motorie più o meno lunghe e, nell’immaginario comune, se chiedo qual è l’animale che ci ricorda quanto è importante stirarsi probabilmente a tutti viene in mente il gatto, giusto?

Hai mai notato quante volte si stira un gatto in un giorno? Secondo te perché è così tanto ligio nell’agire questa pratica, attuandola più e più volte al giorno?

La natura cacciatrice del gatto lo spinge ad applicarsi per mantenere viva l’elasticità muscolare che è prerequisito per esprimere la propria agilità, equilibrio, scatto, destrezza e altro. Se così non fosse, probabilmente le sue piccole prede la farebbero franca.

Ma la cosa interessante da osservare è che il gatto domestico, benché abbia la “pappa pronta” non tradisce questo suo istinto e si stira ogni volta che ne sente il bisogno.

Come mai l’uomo è l’unico animale che tende a perdere questo istinto e come mai accade?

L’essere umano ha una parte razionale molto sviluppata, caratteristica che lo contraddistingue dagli altri animali; se da un lato questa peculiarità ci ha permesso di raggiungere traguardi importanti nel corso degli anni, dall’altro ha costituito un’importante interferenza. Alludo alle convinzioni/credenze che sviluppiamo a seconda delle esperienze che si vivono.

Non è forse vero che il Galateo giudica come segno di maleducazione stirarsi in pubblico? Ecco allora che se un bambino a scuola segue il fisiologico istinto di stirarsi dopo che è stato seduto a lungo, è facile che la maestra di turno possa tacciarlo di maleducazione.

Ti immagini un gatto che prima di stirarsi controlla se attorno a se c’è qualcuno che potrebbe risentirsi di una sua eventuale stirata?

Chiaramente non sono qui a incitare a farlo in ufficio davanti a tutti, ma ci si può stirare con garbo senza dare nell’occhio; ciò che importa è l’associazione mentale che si crea nel bambino nel momento in cui viene apostrofato a seguito del naturale soddisfacimento di un bisogno primario del corpo: se mi stiro sono un maleducato. Probabilmente il bimbo eviterà di farlo per non essere ripreso.

Un altro condizionamento che il bambino può subire è quando soddisfa il proprio istinto a letto quando si sveglia; se mamma o papà sono in ritardo sulla “tabella di marcia” è facile che possano intimare al figliolo di alzarsi e “non perdere tempo”. A questo punto l’associazione mentale sarebbe: se mi stiro perdo tempo (e mi prendo anche una bella sgridata).

Altra possibilità che induce a perdere l’istinto a stirarsi è quella dettata dal corpo che risponde alla legge del non dolore; non è forse vero che quando si fa stretching si avverte una tensione dolorosa? È bene sapere che per il corpo il dolore è dolore, non riesce a discriminare il dolore “che fa bene” da quello che fine a se stesso; questa è una capacità della coscienza se presente e attiva. 

Mi è capitato tantissime volte, quando facevo il personal trainer, di sentirmi dire dalle persone che avevano impegni importantissimi e che non potevano trattenersi oltre nel momento in cui proponevo loro di fare stretching a fine lezione. Così mi sono fatto furbo e mettevo la sessione di stretching durante l’allenamento.

Altra possibilità è proprio quella di impegni che la mente ritiene più importanti rispetto al bisogno di stirarsi che avverte il corpo. So di molte persone che, appena suona la sveglia (momento in cui dopo ore passate a letto dovremmo sentire la naturale e innata esigenza di stirarci) la prima cosa che fanno è prendere il cellulare per controllare se sono arrivate mail, o messaggi whatsapp, o altro ancora e quindi perdono la sensibilità verso la priorità di alcuni bisogni.

Come vedi ce n’è per tutti i gusti.

Com’è fatto l’apparato locomotore

Durante i nostri corsi in aula od online, per facilitare la comprensione delle parti che costituiscono l’apparato locomotore, ovvero quella parte del sistema che ci permette di muoverci e lavorare, usiamo paragonarlo a un’automobile.

Le parti costituenti l’apparato locomotore sono:

  • Sistema scheletrico
  • Sistema muscolare 
  • Sistema nervoso

La parte dell’auto che assomiglia maggiormente allo scheletro è il telaio, quella che assomiglia ai muscoli è il motore e quella paragonabile al sistema nervoso è l’impianto elettrico.

Quindi il motore dell’auto si accende grazie alla scintilla generata dalla centralina e, una volta acceso il motore, ingranando la marcia muovo il telaio.

Nel corpo accade qualcosa di simile: la volontà di fare qualsiasi cosa che sia digitare sulla tastiera del computer come sto facendo adesso per scrivere questo articolo, o decidere di andare a prendere una bottiglia di acqua per bere e soddisfare un bisogno del corpo, genera degli impulsi elettrochimici che vanno a bersaglio dei muscoli, i quali contraendosi generano il movimento dello scheletro.

La differenza sostanziale tra un auto e il sistema corpo è che quando devo usare l’auto l’accendo e quando ho terminato di usarla la spengo; con il corpo non posso fare altrettanto. Rimane sempre acceso e ciò su cui posso intervenire sono i “giri del motore”.

Lo stress è quel fattore che determina se i giri del motore sono regolati nel giusto modo o meno.

Hai presente quando soffri il freddo che non è facile rimanere rilassato? Stessa cosa quando ti scappa la pipì e non puoi andare subito in bagno, giusto?

Come si originano i dolori

Ecco, quando lo stress la “fa da padrone” i muscoli del corpo saranno costantemente in uno stato di tensione per via del permanente stato di tensione del sistema nervoso, di conseguenza le articolazioni, che in occasione del movimento fungono da snodo per dare vita alla magia del movimento, subiranno una compressione.

Questa condizione di compressione andrà a incidere sulle componenti interne alle articolazioni usurando precocemente e predisponendo a sofferenze come l’artrosi o l’infiammazione che nei referti medici troviamo sotto forma di termini quali: borsite, sinovite, tendinite, capsulite, ecc…

La legge di causa-effetto spiega bene come anche in ambito del dolore c’è sempre un motivo che deve spiegare la sofferenza; se si riesce ad andare alle radici allora è possibile attuare il processo di reversibilità anche delle condizioni più fastidiose che possiamo immaginare.

Ma questo è un argomento più facilmente spiegabile durante i nostri corsi, mentre si vive la magia delle micro ginnastiche, rispetto a quanto possibile fare attraverso la lettura di un articolo senza la parte di esperienza.

Alla base c’è comunque la necessità di mantenere viva l’elasticità muscolare che è alla base del benessere psicofisico naturale.

Se ti chiedo di immaginare una persona anziana la visualizzi elastica nei movimenti o impacciata? Il suo equilibrio è buono? La coordinazione dei movimenti? La forza? La resistenza? La potenza? La velocità?

Quelle che ho elencato sono chiamate, in gergo tecnico, capacità condizionali, ovvero capacità che il corpo può esprimere e che sono allenabili. Tutte fanno capo all’elasticità perché se il muscolo mantiene la propria capacità elastica allora riesce a esprimere al meglio anche tutte le altre capacità secondarie, diversamente ne risentiranno.

Anche per il dolore articolare è bene curare molto l’elasticità muscolare, anche se non è sempre solo così poiché potrebbero entrare in ballo anche altri fattori che comunque esulano dal tema di questo articolo. E come fare per mantenere elastici i muscoli senza troppo impegno?

Best practice da applicare anche sul posto di lavoro

Ci sono alcune micro ginnastiche che proponiamo ai dipendenti delle aziende che possono essere eseguite, non solo senza bisogno di recarsi in palestra ma in totale autonomia senza  dover essere seguiti da professionisti. Altresì sono praticabili proprio mentre si lavora, soprattutto per tutti coloro che svolgono una professione da seduti; più facile ancora quando si è in smart working dato che alcune formalità tipiche dell’ufficio possono non essere rispettate.

In caso di impossibilità nel praticare tali esercizi sul lavoro, è importante comprendere la loro importanza e trovare il tempo per praticarle una volta a casa.

L’esercizio che ti propongo è l’auto massaggio della muscolatura della parte posteriore delle cosce mentre sei seduto; per farlo hai bisogno di prendere delle palline di gommapiuma o delle calze da tennis arrotolate da posizionare tra il sedile e la coscia.

Prima di fare l’esercizio è fondamentale per favorire il processo di consapevolezza, fare un test che ti permetta di valutare la mobilità articolare del collo. Da seduto appoggia le mani sulle ginocchia mantenendo i gomiti distesi.

Ruota il capo da una parte evitando di coinvolgere anche il busto nella rotazione; quando arrivi a fondo corsa fai caso alle sensazioni fisiche che provi quali rigidità, tensione, dolore o altro che possa in qualche modi limitare la possibilità di ruotare più di quanto hai fatto il capo. Quindi dai un valore da 0 a 10 all’intensità di ciò che stai percependo.

Poi cerca un punto di riferimento visivo nella stanza in cui ti trovi che ti aiuti a capire fin dove riesci a vedere con la testa ruotata da quel lato. Dopo di che ruota la testa dal lato opposto e fai le stesse valutazioni. In questo modo potrai accorgerti se c’è un lato di preferenza in cui giri meglio la testa rispetto all’altro.

A questo punto può iniziare l’esercizio, d’istinto scegli una delle sue cosce e posiziona la pallina tra coscia e sedile, e mantienila almeno per il tempo del video che trovi di seguito:

Passato il tempo del video rimuovi la pallina, o le calze arrotolate e fai caso alla sensazione che prova la coscia rispetto all’altra; è più leggera o più pesante? Più rilassata o più tesa? Più calda o più fresca?

Una volta determinato ciò che ti ho chiesto fai il contro test della rotazione del capo; noti qualcosa di diverso? La testa gira meglio di prima e con meno disagio per caso?

Se così fosse hai sperimentato la “magia” che svolgono queste palline a contatto con i muscoli dl corpo; a questo punto sei pronto per lavorare contemporaneamente sui due lati.

Questo stesso esercizio lo puoi sperimentare sia per la muscolatura della schiena, posizionando una delle due palline a destra o a sinistra della colonna vertebrale tra lo schienale e la schiena, o sotto uno dei due piedi come indicato nel video che hai appena visto.

Ricordati sempre di fare la prima volta solo una delle due parti per poter cogliere le differenze rispetto all’altra parte appena avrai terminato l’esercizio.

Il processo di consapevolezza attraverso l’educazione è alla base dei nostri corsi, serve per creare la giusta motivazione necessaria per inserire nella propria routine quotidiana delle novità e soprattutto per imparare a fidarsi di sé stessi e delle proprie percezioni senza credere ciecamente a ciò che ci viene raccontato.

Provare per credere!

Scritto da Eukinetica Staff

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